Lettera rivista
Ciao Melania,
Lo so, è strano ricevere una lettera scritta a mano, in un mondo dove i discorsi finiscono con un “visualizzato” o con un blocco.
Ma io non riesco a lasciare le cose in sospeso.
Non so nemmeno se mai leggerai queste righe, ma ho sentito il bisogno di scriverle. Non per cercare di convincerti di qualcosa, né per forzare un confronto.
Scrivo solo per raccontarti la mia versione, per spiegarti cosa ho provato e vissuto quella notte, e nei giorni a seguire.
Lo faccio col cuore, senza pretese, ma con il desiderio profondo di essere ascoltato almeno una volta. Senza blocchi, senza filtri.
Quella sera in discoteca ci sono andato solo per te. Me lo avevi chiesto, e io non sono uno che balla, lo sai. Sai anche cosa penso delle discoteche… ma mi hai spinto con entusiasmo a farlo.
E alla fine ho ballato come non avevo mai fatto prima, perché tu hai avuto il potere di trasmettermi un’energia e una voglia di fare esagerate in tutto!
Il giorno prima era venuto fuori il discorso dei fiori, e di quanto ti diano gioia.
Così, senza pensarci troppo, ho deciso di portartene un mazzo. Non rose rosse, niente che potesse sembrare “di troppo”, ma un mazzo colorato, semplice.
Volevo solo vederti sorridere.
Non c’era alcun secondo fine, solo un gesto di affetto sincero, per un’amica.
…Forse non sono durati più di un giorno, e va bene così.
Ma per me quel piccolo gesto racchiudeva la voglia di farti star bene, come tu avevi fatto con me in quei giorni, semplicemente dandomi il buongiorno e preoccupandoti per me.
Prima di entrare in discoteca, mi avevi parlato di quel ragazzo insistente su Instagram, che spesso ignoravi perché ti dava fastidio.
Quando poi ti si è avvicinato in pista, il mio primo istinto è stato quello di proteggerti.
Ho cercato di starti vicino, di fargli capire che non eri sola e che non poteva approfittarsene.
Volevo scoraggiarlo, così magari se ne sarebbe andato.
Non era gelosia, né voglia di controllarti, ma solo il bisogno — forse un po’ ingenuo — di farti da scudo.
Non volevo invadere i tuoi spazi. Ho agito d’impulso, spinto dall’affetto e dal desiderio di proteggerti.
Se il mio modo è risultato eccessivo o fuori luogo, me ne dispiaccio sinceramente.
Ma dentro di me c’era solo il desiderio di starti accanto, e farti sentire al sicuro.
Ammetto che mi sono confuso, perché ogni volta che mi fermavo per riprendere fiato, ti vedevo ridere e ballare con lui con leggerezza.
E questo mi ha spiazzato.
Mi ha fatto pensare di aver capito male tutto, mi ha fatto sentire fuori posto…
Ma ho continuato comunque a comportarmi come se niente fosse.
Mi dispiace per quello che è successo con l’amica che twerkava.
Nell’euforia generale darle quella pacca è stato un errore che non avrei dovuto fare.
Riporta le mie scuse sincere, e mi scuso anche con te per averti fatto fare una figuraccia con quel gesto o con altri miei comportamenti.
Al mattino, quando siamo arrivati a casa tua, non ero in grado di mettermi alla guida.
E ho fatto un gesto inopportuno: ho cercato di baciarti.
Non l’ho fatto per forzare qualcosa, ero sopraffatto dalle emozioni — e, lo ammetto, anche dall’alcol. Da sobrio non l’avrei mai fatto.
Appena ho capito che quel gesto era totalmente fuori luogo, sono sparito.
Mi dispiace. Non volevo mancarti di rispetto.
Domenica sera ho scoperto che mi avevi bloccato ovunque.
Senza spiegazioni, senza un messaggio, senza la possibilità di capire.
È stato come ricevere un pugno allo stomaco, senza nemmeno sapere perché.
Non riuscivo a capacitarmi.
Mi sono sentito crollare. Ero confuso, perso, senza sapere bene cosa fare.
Ti giuro, Melania, non volevo essere invadente, né metterti a disagio.
Avevo solo bisogno di capire, di poterti parlare un’ultima volta.
Ma non me ne hai dato modo.
L’unica cosa che ho potuto fare è stata aspettare fuori dalla palestra, lunedì mattina, sperando in un tuo sguardo, in una parola.
Sono rimasto 40 minuti ad aspettare, ma non c’eri.
E quella sera, sopraffatto dall’ansia di tutta la giornata, sono venuto sotto casa tua.
Non è stata una scelta facile, credimi.
Non volevo spaventarti.
So che è stato un gesto istintivo e sbagliato.
La sofferenza e la confusione mi spingevano a cercare di spiegarmi…
Ma trovarmi trattato come uno stalker, senza averne mai avuto l’intenzione, mi ha distrutto.
E quella minaccia implicita nel tuo messaggio vocale, che ancora oggi mi rimbomba nella testa, è stata devastante.
Tuttavia, non serbo rancore.
So che era la rabbia, e forse un po’ di paura di perdere le redini della situazione, a farti comportare così.
Mi dispiace tanto averti fatto provare queste emozioni negative.
Non pretendo nulla da te, né voglio forzarti.
Volevo solo che tu sapessi davvero com’è andata per me quella notte e nei giorni a seguire.
Cosa ho provato, e quanto mi sia dispiaciuto l’epilogo.
Ci sono stati momenti in cui la tristezza e il rammarico erano così forti che ho sentito il bisogno di sfogarmi.
Di piangere, mentre lavoravo alla stesura di questa lettera.
Ti ringrazio per la serata in pizzeria.
Trovare qualcuno con cui poter parlare di tutto — dalle cose leggere a discorsi più impegnativi — senza annoiarsi, senza la paura di essere giudicati, è cosa rara.
Ce ne fossero, di persone così.
Se un giorno vorrai parlarmi, chiarire qualcosa o semplicemente salutare, io ci sarò.
Se invece deciderai di non farlo, non potrò che rispettare la tua volontà, anche se mi dispiacerà.
Volevo solo che tu sapessi come mi sento, e quanto mi sia dispiaciuto che le cose siano andate così.
Ti auguro davvero di stare bene, e che tu possa trovare la serenità che meriti.
Con rispetto, sincerità e affetto,
Dany
---
P.S.
Con questa lettera ti lascio un piccolo pezzo di me, con la speranza che un giorno me lo renderai.
Ricordati di me per come ci siamo riscoperti, per le cose in comune che ogni giorno scoprivamo…
Non per quella notte, tra eccessi e incomprensioni.
Commenti
Posta un commento